
Giornalismo, attivismo, mondo accademico, le nuove frontiere della tecnologia e del digitale. Dalla scala globale alle stradine del borgo antico di Perugia, torna a darsi appuntamento nel 2024 la comunità #ijf sempre più allargata e interconnessa, unita dal bisogno di capire il presente per incamminarsi verso il futuro.
La XVIII edizione del Festival del Giornalismo può contare sulla donazione di Craig Newmark, tra i più importanti filantropi al mondo.
Tra i temi di questa edizione del Festival del Giornalismo c’è prima di tutto la guerra. Dall’Europa, alla Russia, al Medio-Oriente, #ijf24 dedica ampio spazio alle analisi di autorevoli firme del giornalismo internazionale e alle testimonianze dirette degli inviati più coraggiosi, che lavorano nelle zone di conflitto del mondo.
È il caso di Motaz Azaiza, il fotoreporter palestinese che sui suoi profili social ha documentato in presa diretta la distruzione e la crisi umanitaria causata da Israele nella Striscia di Gaza, dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, che ha fatto oltre 1.200 vittime e ha preso in ostaggio centinaia di civili, che ancora oggi non vengono rilasciati. Prima di questa data il profilo Instagram di Azaiza aveva poche migliaia di followers. Oggi ne conta quasi 20 milioni. La sua cronaca cruda e senza censura dall’inferno di Gaza, le immagini sensibili di bambini e civili palestinesi massacrati, lo hanno immediatamente consacrato tra le figure globali di riferimento per le cronache dai quei territori. Azaiza non è stato risparmiato dalla catastrofe. In un video ha rivelato che oltre 15 membri della sua famiglia sono stati uccisi dagli attacchi aerei israeliani. È stato lui stesso bersaglio di cecchini israeliani, come documentato in diretta nei suoi video, e ha ricevuto minacce di morte. Per queste e altre ragioni, che non ha potuto rivelare in un video su Instagram dove si sfila il giubbotto con la scritta ‘Press’ che gli è valso da armatura in questi mesi, Motaz Azaiza è stato costretto a evacuare e ha lasciato la Striscia di Gaza. Nonostante tutto, il suo lavoro e il suo impegno continuano: venerdì 19 aprile partecipa a #ijf24, in dialogo con Jodie Ginsberg, CEO del Committee to Protect Journalists.
Della guerra tra Israele e Hamas e delle conseguenze sui civili a Gaza, Haaretz, storico e unico quotidiano progressista in Israele, voce critica sulle questioni interne e internazionali, propone una doppia prospettiva ebraica e palestinese con la partecipazione a #ijf24 di Noa Landau e Hanin Majadli, rispettivamente vicedirettrice israeliana e direttrice della sezione in lingua araba del quotidiano.
Sulla complessità di coprire il proprio paese in guerra ne parleranno al Festival del Giornalismo Alona Vinograd, CEO di Shomrim – The Center for Media and Democracy, un’organizzazione giornalistica israeliana indipendente e senza scopo di lucro, la pluripremiata Sevgil Musaieva, direttrice del quotidiano ucraino Ukrainska Pravda, e Vivian Schiller, vice presidente e direttrice di Aspen Digital.
Doppia prospettiva anche nell’incontro contro la disumanizzazione nel conflitto israelo-palestinese moderato da Nello Scavo con Bruno Montesano, ricercatore e giornalista ebreo e la scrittrice Widad Tamimi, figlia di un profugo palestinese e di una donna di origini ebree.
Gaza, e non solo nell’incontro con Francesca Mannocchi, pluripremiata autrice di video-reportage, documentari, libri e Paola Caridi, saggista e giornalista, fondatrice e presidente di Lettera22. C’è la Cisgiordania e il Libano nella lista dei fronti di guerra che coinvolgono Israele e la Palestina, dal Mediterraneo al Giordano. Sono teatri di violenza quasi sempre proibiti per i giornalisti internazionali. Non per le due speaker che a #ij24 raccontano cosa non sappiamo di ciò che accade in quelle terre e cosa arriva al pubblico italiano.
Al suo terzo anno, l’invasione russa dell’Ucraina continua a spostare gli equilibri politici globali e impattare i tessuti sociali dei due paesi. Secondo le autorità ucraine, i soldati russi avrebbero commesso oltre 120.000 crimini di guerra in Ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala. Kyiv Independent, che ha indagato anche sulla corruzione delle forze militari del proprio paese nel corso della guerra in atto, ha creato un team completamente nuovo: un’Unità di Investigazione sui Crimini di Guerra che produce documentari investigativi sui rapimenti di bambini ucraini da parte della Russia, sull’uccisione di bambini ucraini da parte dell’esercito russo e sulle torture dei prigionieri di guerra ucraini. Il capo dell’unità Yevheniia Motorevska e la direttrice del Kyiv Independent, Olga Rudenko, forniranno approfondimenti sull’indagine dei crimini di guerra mentre vengono commessi.
Sappiamo che i conflitti non si guerreggiano solo con gli eserciti ma anche con la repressione. Lo vediamo in Iran e Afghanistan così come in Russia, dove le poche voci libere dell’informazione e dell’opposizione politica, dell’attivismo sono state costrette al silenzio, al carcere, all’esilio fino alla morte come nel caso di Alexej Navalny.
Saranno collegati via video per testimonianze in prima persone: Dimitry Muratov il direttore responsabile di Novaya Gazeta e co-vincitore – insieme a Maria Ressa – del Premio Nobel per la Pace 2021 [anche lei sarà a Perugia quest’anno per discutere di disinformazione ed elezioni]; Evgenia Kara Murza, moglie del giornalista e attivista politico russo condannato a 25 anni per aver pronunciato all’estero frasi di denuncia contro i crimini commessi dall’esercito russo in Ucraina; Elena Kostyuchenko, una delle più importanti giornaliste russe che dalle pagine del giornale online Meduza, la più grande realtà mediatica russa indipendente dichiarata ‘agente straniero’ dalle autorità russe, ha raccontato di essere stata avvelenata mentre si trovava in Germania lo scorso ottobre. Solo l’ultimo tentativo da parte russa di ucciderla.
Raccontare la guerra è un’arte complessa. Lo spiegano a #ijf24 quattro giornalisti sul campo altamente qualificati che insieme vantano più di un secolo di esperienza nella copertura di guerre e conflitti, avendo affrontato praticamente ogni situazione di conflitto violento dal 1990 in poi. Jeremy Bowen senior international editor della BBC News, Janine di Giovanni executive director del The Reckoning Project, a war crimes unit in Ukraine, Ron Haviv regista nominato agli Emmy e la pluripremiata fotogiornalista, Nicole Tung freelance photojournalist. Una sessione unica e approfondita per esplorare i vari generi: televisione, fotogiornalismo, reportage stampato a lungo formato, notizie dure. Per condividere informazioni su esperienze dolorose, la sicurezza sul campo, la protezione dei soggetti, l’oggettività nei conflitti come quello tra Gaza e Israele. E guardare al giornalismo moderno nella sua complessità.
Quando il lavoro quotidiano consiste nel riportare le sofferenze degli altri, qual è il prezzo che si paga personalmente? Perché così tanti giornalisti sono attratti dal conflitto nonostante l’impatto evidente sulla propria vita? Quali sono le verità scomode sulla relazione tra il reporter di guerra e gli individui che raccontano? A queste domande risponde uno degli storici corrispondenti della BBC, Fergal Keane autentica star della TV e autore di bestseller. Il suo ultimo libro è “The Madness” – un memoriale di guerra, paura e PTSD, uno sguardo sincero su ciò che lo spinge a riportare conflitti, ciò che lo tiene lì e un bilancio dei danni causati.
La narrazione letteraria e la cronaca giornalistica dei conflitti s’intrecciano nell’incontro a due voci tra Paolo Giordano e Cecilia Sala. Il pluripremiato scrittore e l’instancabile inviata-podcaster in aree di crisi, portano a #ijf24 il loro racconto in prima persona della guerra, direttamente dai fronti più caldi da cui scrivono.
Al Festival del giornalismo 2024 sono attese ‘Le parole e le immagini per raccontare la guerra’ di Lorenzo Tondo pluripremiato corrispondente del Guardian e Alessio Mamo fotoreporter, per due volte vincitore del World Press Photos.
Le donne, pur svolgendo ruoli rilevanti nel contesto dei conflitti bellici, in un ambiente dominato dagli uomini sono percepite come ‘corpi estranei’. Questo rende la dinamica di genere ancora più complessa da gestire e moltiplica le sfide e i pericoli della guerra per le donne. Ne parlano le inviate Francesca Caferri (Repubblica), Amalia De Simone (Rai 3), Marta Serafini (Corriere della Sera) e Francesca Volpi (fotoreporter Wall Street Journal).
Clicca qui per il programma completo
Scopri di più da UMBRIA report
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.